Chirurgia della Palpebra

Con il termine ptosi palpebrale” si intende un anomalo abbassamento della palpebra superiore, da ricondurre a un problema dei muscoli incaricati della sua elevazione: l’elevatore della palpebra superiore, muscolo responsabile della maggior parte dei movimenti dell’occhio, e il muscolo tarsale superiore (o muscolo di Muller).

Per una corretta prognosi, lo specialista deve innanzitutto riuscire a capire se si tratta di una ptosi congenita, ovvero presente dalla nascita, oppure se invece è comparsa nel tempo. Dato che non è semplice distinguerle, molto spesso vecchie fotografie del paziente possono essere di grande aiuto allo specialista.

Come si cura?

Il trattamento per curare la ptosi è sostanzialmente di natura chirurgica. Qualora siano presenti condizioni sistemiche e/o le sindromi congenite associate, il trattamento deve essere effettuato in collaborazione con lo specialista più indicato: internista, neurologo, ecc.

Dato che l’abbassamento della palpebra ha come conseguenza diretta una riduzione del campo visivo, se si verifica nei bambini può comportare un vero e proprio impedimento allo sviluppo della funzione visiva, con successivo disagio psicologico. Per tale motivo, il nostro specialista oculoplastico consiglia l’intervento prima dell’inserimento scolastico.

La Chirurgia

L’intervento chirurgico, che ha l’obiettivo di migliorare la funzionalità della palpebra, viene eseguito in sala operatoria, solitamente in anestesia locale associata, o meno, ad analgesia (utilizzazione di farmaci per via generale che riducono il dolore e l’ansia).  

A seconda del tipo di ptosi presente, e al grado di funzionalità del muscolo che eleva la palpebra, verrà effettuato uno dei seguenti interventi:

  • rinforzo del muscolo elevatore
  • riposizionamento e avanzamento del suo tendine (aponeurosi)
  • sospensione (agganciamento) della palpebra al muscolo frontale che può avvenire con materiale autologo (cioè prelevato dal paziente) o eterologo (cioè sintetico, come silicone o Gore-tex).

Viene definita “ectropion” una rotazione verso l’esterno (eversione) del margine libero della palpebra inferiore. Tale rotazione provoca la perdita del contatto con il bulbo oculare e una conseguente esposizione della superficie oculare (congiuntiva) che, non essendo più “protetta” si arrossa e si infiamma.

I principali sintomi derivanti da questa esposizione della congiuntiva e della cornea sono: la lacrimazione, l’infiammazione e l’ispessimento della congiuntiva esposta, l’irritazione oculare, la sensazione di un corpo estraneo e, negli stadi più avanzati, la cheratite da esposizione.

Chirurgia dell’Ectropion

L’intervento chirurgico ha l’obiettivo di correggere la lassità della palpebra in modo da riposizionarla e viene eseguito in sala operatoria, solitamente in anestesia locale associata, o meno, ad una sedoanalgesia (utilizzazione di farmaci per via generale che riducono il dolore e l’ansia).

L’intervento avviene eseguendo un’ incisione cutanea orizzontale di 2-3 cm a partire dall’angolo esterno dell’occhio (canto esterno). Viene poi esposto il bordo orbitario esterno e la palpebra viene ancorata al margine orbitario con dei punti non riassorbibili per ristabilire la giusta tensione palpebrale.

Nei casi in cui questa manovra chirurgica non è sufficiente a ripristinare il contatto tra la palpebra e il bulbo oculare, si asporta un tassello di palpebra nella sua porzione interna (resezione tarso congiuntivale) e si mettono dei punti invertenti il margine palpebrale. Spesso, in caso di scarsa pervietà dei puntini lacrimali, si esegue un’incisione lineare verticale del puntino per migliorare il drenaggio del lago lacrimale. Nei casi di ectropion da carenza di cute (ustioni, retrazione cutanea) è necessario un innesto cutaneo che viene in genere prelevato dalla palpebra superiore.

Viene definito entropion” una rotazione verso l’interno (inversione) del margine libero della palpebra inferiore e/o superiore che provoca il contatto delle ciglia con il bulbo oculare. Il contatto delle ciglia con la cornea causa dolore e provoca costantemente delle lesioni superficiali a carico della congiuntiva e della cornea che possono talvolta complicarsi anche con lesioni severe e compromissione della vista.

I principali sintomi dell’entropion sono:  la sensazione di irritazione oculare, la sensazione di avere un corpo estraneo all’interno dell’occhio e una forte lacrimazione.

Chirurgia dell’Entropion

L’intervento chirurgico ha l’obiettivo di riposizionare (evertere) il margine della palpebra in modo che le ciglia tornino nella loro posizione fisiologica e viene eseguito in sala operatoria, solitamente in anestesia locale associata, o meno, ad una sedoanalgesia (utilizzazione di farmaci per via generale che riducono il dolore e l’ansia).

L’intervento consiste in un’incisione cutanea subciliare (a 2-3 mm dalle ciglia) della palpebra inferiore, e in una successiva esposizione, e reinserzione, dei muscoli retrattori della palpebra inferiore.

Nei casi in cui l’entropion presenti una componente di lassità palpebrale si esegue anche una sospensione cantale, ovvero una procedura chirurgica in cui la palpebra viene ancorata al margine orbitario con dei punti non riassorbibili in modo da ristabilire la giusta tensione palpebrale.

Per eseguire questa manovra chirurgica l’incisione sottociliare viene prolungata per circa 3 cm nella regione dell’angolo esterno dell’occhio (canto esterno).

In caso di scarsa pervietà dei puntini lacrimali, si esegue un’incisione lineare verticale del puntino e del canalino lacrimale così da poter migliorare il drenaggio del lago lacrimale.

 

I tumori palpebrali, ovvero tumori che nascono sulla pelle delle palpebre, sono generalmente causati da un’eccessiva esposizione al sole, specialmente per quei soggetti con capelli biondi, occhi azzurri e carnagione chiara.

Il tumore più frequente è il basalioma (o epitelioma basocellulare) che si localizza, più comunemente, al canto interno (tra occhio e naso) o sulla palpebra inferiore. Il basalioma è un tumore a bassa malignità, o malignità locale, in quanto non rappresenta quasi mai un pericolo per la vita, ma solo per l’occhio poiché tende a “mangiare” il tessuto sano su cui cresce e tende ad estendersi progressivamente. La sua pericolosità è data dal fatto che è un tumore che, se infiltra i tessuti oculari od orbitali, non può più essere delimitato con interventi semplici, ma può essere necessaria una chirurgia molto radicale. Purtroppo, essendo il basalioma un tumore che cresce lentamente e senza provocare dolore, accade spesso che i pazienti si rivolgano allo specialista quando il tumore è già in fase molto avanzata.

Con il termine “xantelasmi” ci si riferisce a papule giallastre antiestetiche (da xantos = giallo) che possono presentarsi su una, o entrambe, le palpebre, solitamente nell’angolo interno della palpebra superiore o nell’angolo naso-labiale. Anche dette “grani di miglio” hanno forma rotondeggiante, o allungata, e sono provocate da un accumulo di grassi (lipidi) a livello delle cellule del derma. Anche se la loro genesi è ancora controversa, sono sicuramente elementi di disagio poiché sono uno degli inestetismi del volto che maggiormente lo deturpano.

Come si eliminano?

Se un tempo si utilizzava principalmente la chirurgia tradizionale, seguita dall’applicazione di punti di sutura, tra le metodiche oggi riconosciute troviamo la crioterapia con azoto liquido e l’ablazione con la radiofrequenza o con il laser a erbium.

Una metodica particolarmente efficace si basa sulla chirurgia non ablativa mediante Plexr, un generatore di plasma che agisce per sublimazione ed evita qualsiasi tipo di complicanza o di effetto collaterale indesiderato. Si tratta di un intervento che non necessita di nessuna crema anestetica e che non comporta alcun sanguinamento, e quindi nessun tipo di cicatrice. Permette di riprendere la propria attività subito dopo il trattamento e l’unico lieve problema che può comportare è un lieve rossore, dovuto al passaggio del cotone utilizzato per rimuovere i depositi carboniosi, che scomparirà dopo alcune ore.

Le aree che vengono trattate con il Plexr non vanno mai più incontro a xantelasmi, motivo per cui può essere utile trattare, a scopo preventivo, anche le zone circostanti che ancora non presentano xantelasmi.

Il calazio è un’infiammazione cronica delle ghiandole di Meibomio, ovvero delle ghiandole escretorie interne dell’apparato visivo, situate nella palpebra superiore, che hanno la funzione di secernere lo strato lipidico esterno del film lacrimale, e quindi di difendere l’epitelio corneale. L’ostruzione di una di queste ghiandole provoca l’insorgenza di un calazio, che è un processo cronico granulomatoso, o di un orzaiolo, che è invece un’infiammazione acuta.

Sintomi

I sintomi più comuni del calazio sono gonfiore e arrossamento della palpebra, dolore, secrezione e infiammazione della congiuntiva, e la loro gravità dipende dal grado di infiammazione della ghiandola, oltre che dal numero di ghiandole coinvolte. Il calazio può essere di piccole dimensione (grande quanto un grano di miglio) oppure decisamente più grande, e in tal caso costringe la palpebra a rimanere chiusa.

Cause: 

Negli adulti, l’insorgenza di un calazio è tipicamente legata a disordini alimentari, in particolare a un consumo eccessivo di salumi e di dolci. Per quanto riguarda i bambini,  il calazio può invece essere causato anche da difetti visivi non corretti poiché la contrazione involontaria dei muscoli oculari per la messa a fuoco provoca la chiusura del dotto escretore delle ghiandole di Meibomio. Il liquido secreto fuoriesce con difficoltà causando gonfiore e infiammazione.

Trattamento: 

La terapia preventiva del calazio, utile anche per evitare la comparsa di recidive, consiste nel seguire una dieta sana. E’ indicato inoltre effettuare un delicato massaggio della palpebra gonfia per cercare di rimuovere meccanicamente l’ostruzione del dotto escretore della ghiandola. L’applicazione di pomate antibiotiche o antibiotico-cortisoniche deve essere prescritta solamente dal medico oculista. In ogni caso, potrebbero verificarsi delle ricadute. È opportuno accertarsi anche che non siano presenti difetti visivi non corretti.