Colonscopia

La Colonscopia è un esame medico che si esegue inserendo nel colon una sonda endoscopica che, capace di rilevare immagini video di qualità, permette di visualizzare la superficie interna del retto, del colon e di un breve tratto di intestino tenue

DIAGNOSTICA

La  procedura viene effettuata a scopo diagnostico per evidenziare eventuali lesioni (infiammatorie, infettive, neoplastiche, benigne o maligne, vascolari congenite o acquisite) correlabili a sintomi come:

  • variazioni delle abitudini dell’alvo (diarrea persistente oltre le 2-3 settimane, stitichezza di recente o rapida comparsa);
  • dolore addominale persistente, specie se influenzato dall’evacuazione o dall’eliminazione di aria dal retto;
  • perdita di sangue visualizzata a occhio nudo, o dimostrata da apposita ricerca sulle feci;
  • perdita di peso, specie se associata a uno o più dei sintomi sopra elencati.

PREVENZIONE

Negli ultimi due decenni, tale procedura ha iniziato a essere proposta anche a pazienti totalmente privi di sintomatologia, ma che si trovano in età intorno ai 55-60 anni, come test di screening del carcinoma del colon-retto o di lesioni benigne suoi precursori (polipi o lesioni non rilevate sul piano della mucosa). Tale test è molto importante poiché lesioni del genere sono per la maggior parte asportabili durante la colonscopia, prima di una loro eventuale trasformazione maligna in carcinomi invasivi.

È stato dimostrato come la mortalità per carcinoma del colon sia notevolmente diminuita grazie a questi test di screening preventivi, test che però devono essere eseguiti in condizioni ottimali di pulizia dell’intestino e devono essere condotti da operatori esperti, capaci di esaminare tutto il viscere fino al fondo ciecale e all’appendice, con esplorazione accurata delle superfici durante la retrazione del colonscopio.

Il colonscopio deve essere dotato della capacità di fornire immagini ad alta definizione e con possibilità di intensificazione dei contrasti, di modo da ridurre al minimo le probabilità di mancato riconoscimento delle lesioni più sfumate e poterne giudicare l’eventuale carattere aggressivo.

In Italia lo screening del carcinoma del colon-retto ha modalità diverse a seconda delle differenti scelte di politica sanitaria regionale. In Piemonte viene proposta come primo livello di screening la sola sigmoidoscopia (esame del retto e di un tratto del colon sinistro) o in alternativa la ricerca del sangue occulto (cioè non visibile a occhio nudo), eseguito su un unico campione fecale. Entrambe le metodiche hanno mostrato di proteggere efficacemente la popolazione sorvegliata dal carcinoma del retto e del colon sinistro rispetto alla sola attesa di eventuale comparsa dei  sintomi di allarme  propri del tumore avanzato.

Questa protezione si è però rivelata poco efficace nei confronti delle lesioni localizzate nella parte destra del colon (tratto compreso tra il cieco e la flessura sinistra del colon) a causa di un loro comportamento biologico, spesso differente dai comuni polipi nel passaggio da benignità a malignità, e di un aspetto generalmente “piatto” e sfumato rispetto alla mucosa adiacente.

Questo aspetto sfuggente rende alcune lesioni del colon destro non  diagnosticabili con la radiologia tradizionale (RX colon con clisma opaco) e comunque male evidenziabili anche alla TAC-colonografia (colonscopia virtuale): l’unica metodica considerata ottimale risulta quindi essere la colonscopia completa.

L’indagine, con le caratteristiche di qualità sopra elencate, deve essere effettuata per la prima volta dai soggetti asintomatici di entrambi i sessi a circa  50 anni, a meno che la storia familiare non presenti parenti in primo grado (genitore, fratello, figlio) già affetti dalla malattia a un’età più precoce: in tal caso lo screening viene anticipato.

La Colonscopia viene eseguita dal Medico Gastroenterologo/Endoscopista in collaborazione con l’Infermiere. Viene utilizzato un sottile strumento flessibile (colonscopio), dotato di un sistema d’illuminazione del “campo” d’indagine e di un rilevatore di immagini e convertitore in segnale video (CCD) sull’estremità. In associazione al sistema video, lo strumento presenta canali per insufflazione di aria o anidride carbonica e un canale per l’aspirazione di residui fecali e per il passaggio di strumentazioni operative (pinze per biopsia, aghi per iniezione di liquidi nella mucosa, dispositivi per asportazione di polipi, ecc.). 

L’esecuzione della Colonscopia prevede un colloquio preliminare con il Medico Gastroenterologo/Endoscopista per esporre il problema clinico e ottenere informazioni ulteriori sull’esame; in tale fase viene posizionato un piccolo catetere in una vena di un braccio e viene effettuata la rilevazione dei  parametri vitali con traccia visualizzabile su apposito monitor. Gli stessi parametri (frequenza cardiaca, pressione arteriosa, saturazione di ossigeno del sangue) saranno poi controllati in seguito durante l’esecuzione dell’intera procedura.

L’esame vero e proprio avviene nel seguente modo:

  • Qualora ce ne fosse il bisogno, il Medico Anestesista effettua una sedazione con farmaci per ridurre ansia e dolore
  • Il Medico Gastroenterologo/Endoscopista procede ad inserire in modo delicato l’endoscopio nell’ano e lo indirizza  attraverso il retto e il colon
  • Nel corso dell’esame viene effettuata una cauta insufflazione del lume del viscere con aria o con anidride carbonica per permettere una migliore visione di tutta la parete per l’intera circonferenza del viscere

La domanda in merito alla durata dell’esame è frequentemente posta dal paziente.

La risposta deve tenere conto delle singole situazioni incontrate nel corso della procedura: generalmente la durata non è inferiore a 8-10 minuti, considerando che almeno 6 minuti devono essere riservati alla meticolosa esplorazione delle pareti del viscere nella fase di retrazione dello strumento (questo tempo fa parte degli indici di qualità dell’esame!).

In caso di procedura operativa (ad esempio per polipectomia) il tempo può estendersi a fino a 30-45 minuti.

La preparazione alla Colonscopia è un processo essenziale per la buona riuscita dell’indagine perché solo un colon pulito permette di escludere la presenza di alterazioni patologiche.

La preparazione prevede una dieta appropriata e l’assunzione di farmaci lassativi che ottengano un efficace eliminazione dei residui fecali effettuando una specie di lavaggio delle superfici del viscere.

  • La dieta prevede un regime specifico “privo di scorie” a partire dai tre giorni precedenti l’esame: non si possono mangiare frutta, verdura, cereali, legumi, frullati contenenti frutta. Si possono invece assumere alimenti quali carne magna, pesce, latticini e formaggi, uova. Dal momento in cui si cominciano ad assumere i lassativi (generalmente il pomeriggio del giorno precedente l’esame) è consigliabile che vengano ingeriti solo liquidi “chiari” (acqua, the, camomilla, tisane) per evitare di aggiungere nuovi residui fecali a quelli in corso di eliminazione.
  • Per quanto riguarda l’assunzione dei lassativi possono essere impiegati schemi diversi secondo caratteristiche del paziente (se stitico abitualmente) o se l’esame viene previsto al mattino o al pomeriggio, per cui tale parte della preparazione verrà personalmente comunicata dal Gastroenterologo al momento della programmazione della procedura.

Farmaci:

Devono essere interrotti farmaci contenenti carbone attivo o ferro (colorano di nero le superfici  del viscere).