Trattamento della patologia vascolare a Cuneo

MALATTIE VASCOLARI

Per comprendere cosa sono le malattie vascolari e come vengono trattate, è importante innanzitutto volgere lo sguardo al nostro corpo per capire come il sangue vi circoli.

LE ARTERIE

http://surgerecruitment.com/wp-login.php Le arterie sono i vasi sanguigni che partono dal cuore e raggiungono tutti gli organi del corpo ramificandosi in vasi sempre più piccoli fino ai capillari i quali forniscono a tutti gli organi il sangue ricco di ossigeno e nutrimento.

L’arteria aorta è la più grande dell’organismo. Essa percorre dapprima il torace, dove emette i rami per il cervello (arterie carotidi) e per gli arti superiori (arterie succlavie), e poi discende verso l’addome dove, dopo aver fornito il sangue a tutti gli organi, si divide in due grossi rami (arterie iliache) che si continuano nelle arterie femorali che provvedono alla vascolarizzazione degli arti inferiori.

Le arterie carotidi hanno un ruolo fondamentale, dal momento che assicurano gran parte dell’afflusso di sangue al cervello.

Ogni persona ha due arterie carotidi, destra e sinistra, che decorrono nel collo e di cui si può apprezzare la pulsazione se si appoggiano le dita lateralmente al pomo d’Adamo.

LE ARTERIOPATIE

Quando un’arteria si ammala, si parla di patologia (malattia) arteriosa oppure di arteriopatia. Un’accurata analisi dei dati epidemiologici autorizza a prevedere nei prossimi anni una vera e propria http://lcmad.com/wp-json/oembed/1.0/embed?url=http://lcmad.com/premieres-and-press/ emergenza vascolare. Già nel 2002 la mortalità in Italia, per cause vascolari, è stata di 112.988 casi tra gli uomini e di 137.459 casi tra le donne. Con il progressivo invecchiamento della popolazione, tutte queste cifre sono destinate ad aumentare.Nei paesi industrializzati si prevede un’espansione del 70% della popolazione con più di 65 anni tra il 2010 e il 2030. I soggetti con età sopra i 75 anni nel 2001 rappresentavano il 7,8% della popolazione,nel 2007 rappresenteranno il 9,5% e nel 2010 costituiranno il 10,2%. Nel 2002 gli abitanti ultranovantenni sono stati stimati essere 37.531 mentre nel 2007 raggiungeranno la quota di 44.215, con un più 18%. Va, inoltre, considerata la tendenza ad una comparsa sempre più precoce dei sintomi, con un conseguente interessamento di fasce sempre più ampie della popolazione.

STENOSI DELLE CAROTIDI

In Italia l’ictus è la terza causa di morte ed è la principale causa di invalidità. La sua incidenza aumenta con l’età e, dopo i 55 anni, raddoppia per ogni decade. La maggior parte degli ictus si verifica dopo i 65 anni. La forma più frequente (80%) è l’ictus ischemico dovuto ad un ridotto flusso di sangue al cervello conseguente ad un restringimento del lume, in particolare, delle carotidi. Le cellule nervose, private del necessario apporto di ossigeno trasportato dal sangue, muoiono entro pochi minuti. Tutte le parti del corpo che dipendono da quella zona di cervello, cessano di funzionare provocando ripercussioni su vari organi che vanno dalla cecità improvvisa ad un occhio alla difficoltà nel parlare, dalla paralisi di un arto a quella di una metà del corpo. Tali eventi insorgono bruscamente senza preavviso e spesso colgono il paziente in pieno benessere.

ANEURISMI DELL’AORTA

L’aneurisma è una dilatazione permanente della parete arteriosa e può interessare tutte le arterie dell’organismo. Si tratta di una malattia dell’età anziana e quindi rappresenta una patologia in aumento anche in rapporto all’allungamento della vita media della popolazione. Più frequentemente (85% dei casi) viene colpita l’aorta addominale. L’evoluzione naturale dell’aneurisma è il progressivo incremento del suo diametro con conseguente rischio di rottura. La rottura è un’evenienza drammatica che può comportare la morte del paziente.

ARTERIOPATIE OSTRUTTIVE DEGLI ARTI INFERIORI

L’arteriopatia ostruttiva cronica periferica (AOCP) colpisce soprattutto le arterie degli arti inferiori ed è caratterizzata dal progressivo restringimento del lume (stenosi) fino all’ostruzione completa dell’arteria. La malattia colpisce circa il 20% della popolazione dai 65 ai 74 anni e più frequentemente il sesso maschile. Negli stadi iniziali la malattia limita la deambulazione causando crampi a livello del polpaccio o della coscia; i crampi sono conseguenti all’insufficiente arrivo di sangue ai muscoli. Il malato è costretto a fermarsi, in attesa che il dolore si attenui o scompaia, prima di poter riprendere il cammino. Si parla, in questi casi, di claudicatio intermittens, zoppicamento intermittente, o di malattia delle vetrine dal momento che il paziente sosta in corrispondenza delle vetrine dei negozi. In caso di diabete, però, il soggetto può non avvertire alcun disturbo e durante la deambulazione il caratteristico crampo al polpaccio può essere assente. Quando la malattia progredisce, i dolori si presentano anche a riposo, specie di notte, fino alla comparsa di ulcere alle dita dei piedi o di gangrena la quale espone al rischio di amputazione dell’arto.

ISCHEMIA CRITICA

Con il termine di ischemia critica degli arti inferiori (ICAI) si definisce l’arteriopatia obliterante periferica cronica (AOPC), caratterizzata clinicamente dalla presenza di dolore cronico a riposo e/o lesioni trofiche, quali ulcere e/o gangrene, di natura aterosclerotica, insorti da oltre 15 giorni, documentata oggettivamente e il cui esito più probabile, in assenza di consistenti miglioramenti emodinamici, è rappresentato da un’amputazione maggiore nell’arco dei 6- 12 mesi successivi.

MALATTIA VENOSA E LINFATICA

I dati in Letteratura relativi al campo della chirurgia vascolare che si occupa del distretto venoso non sono confortanti: infatti 1 persona su 5 è portatrice di vene varicose che, in un quarto dei casi, evolvono in insufficienza venosa cronica, mentre 1 persona su 20 è affetta da lesioni trofiche agli arti inferiori ad etiologia venosa. Da questi dati si intuisce come l’alta incidenza della patologia venosa e delle sue complicazioni, in particolare le ulcere con la complessa questione della vulnologia,  possa essere una causa importante di invalidità e di morbilità, diventando un problema di dimensioni enormi a livello nazionale, soprattutto dal punto di vista socio-economico. Se si accetta che il 10% della popolazione soffre di varici e che oltre il 50% di essa evolverà in modo tale da richiedere una terapia chirurgica e che sette casi su dieci consultano comunque un medico e vengono sottoposti a trattamento farmacologico, si comprende come il problema su base internazionale o anche su quella nazionale diventi di portata enorme. Il costo sociale della malattia varicosa, noto da tempo, è assai rilevante, sia per le spese sanitarie (ricoveri, cure mediche, presidi) sia per la perdita di  produttività. I dati sull’argomento sono numerosi e variano da Paese a Paese. Con tutti i limiti della ricerca epidemiologica si può stimare approssimativamente un costo sociale molto rilevante: 6 milioni di giornate lavorative perse negli USA e oltre 2 milioni in Italia. Più precisi i dati di Lalande e Jolly per la Francia che permettono di rilevare il ruolo primario delle flebopatie nella spesa sanitaria. In questa nazione il 4 – 5% del consumo dei farmaci è rivolto alla terapia della malattia varicosa ed ogni anno vengono venduti oltre 1.000.000 di presidi elastocompressivi (calze e bende elastiche); si praticano 200.000 safenectomie e si eseguono 2000 – 3000 iniezioni sclerosanti. Il bilancio finanziario per le varici è stimato in Francia in circa 30.000.000 di euro all’anno.

PREVENZIONE PRIMARIA

La prevenzione primaria viene adottata in stato di benessere dell’individuo e ha l’obiettivo di evitare la malattia attraverso l’esclusione di tutti i fattori di rischio che potrebbero facilitarne la comparsa. Alcuni fattori di rischio non sono modificabili, ad esempio i fattori ereditari, il sesso e l’età, mentre sugli altri si può intervenire in modo efficace. Tra questi ultimi è necessario citare quelli più importanti:

  • Fumo di sigaretta
  • Diabete Mellito
  • Ipertensione (elevata pressione del sangue)
  • Ipercolesterolemia (alti livelli di colesterolo nel sangue)
  • Ipertrigliceridemia (alti livelli di trigliceridi nel sangue)
  • Obesità
  • Vita sedentaria
  • Stress

IL FUMO

Il fumo danneggia il rivestimento interno delle arterie, favorendo il formarsi della placca e la conseguente riduzione del lume vasale. Smettere di fumare significa ricavare un grande beneficio in termini di salute. Quando la pressione arteriosa è alta, il sangue spinge troppo forte contro le pareti delle arterie, indebolendone il rivestimento interno e favorendo il deposito di colesterolo con formazione della placca. Controllando la pressione sanguigna si limita la crescita della placca e si riduce il rischio di infarto e di ictus.

IL COLESTEROLO

Il colesterolo totale deve essere inferiore a 200 mg/dl, mentre il colesterolo LDL (cattivo) deve essere inferiore a 130 mg/dl e quello HDL (buono) superiore a 40 mg/dl. Valori molto elevati di glucosio (zucchero) nel sangue possono aumentare il danno delle arterie e perciò, in caso di http://silverspoonthaiandsushi.com/?do=signup diabete, è necessario tenere sotto controllo la glicemia per ridurre il rischio di malattie vascolari.

NORMALIZZAZIONE DELLA GLICEMIA

Valori molto elevati di glucosio nel sangue possono aumentare il danno alle arterie. Tenere sotto controllo i valori glicemici (sia a digiuno che nel post-prandium), significa ridurre enormemente il rischio di complicanze aterosclerotiche. Un attento controllo del compenso metabolico presuppone una dieta rigorosa, l’uso di farmaci (ipoglicemizzanti orali o insulina) e soprattutto un attento e continuo autocontrollo domiciliare della glicemia mediante i reflettometri.

L’ECCESSO DI PESO CORPOREO

Tale eccesso può facilitare la comparsa del diabete, dell’ipertensione e dell’aumentato livello di grassi nel sangue. In caso di obesità o di eccesso di peso, anche la perdita di pochi chili può essere utile per promuovere un ciclo virtuoso che conduce al benessere psico-fisico. In questi casi è importante impostare un regime dietetico a basso contenuto di grassi saturi e associarlo ad un’attività fisica moderata e costante.

L’ATTIVITÀ FISICA

Aiuta a ridurre il peso corporeo, rafforza il cuore, riattiva la circolazione e sembra influenzare favorevolmente il metabolismo dei grassi e degli zuccheri. Con l’attività fisica, ad esempio, i livelli di colesterolo HDL (il cosiddetto colesterolo buono) aumentano dal 5 al 16%.

PREVENZIONE SECONDARIA

La prevenzione secondaria si applica in caso di malattia già presente e consiste nel sottoporsi a  controlli periodici che hanno l’obiettivo di ridurre il rischio di complicanze anche improvvise e gravi. La prevenzione secondaria delle malattie vascolari, inoltre, prevede l’impiego di trattamenti medici e chirurgici per eliminare le cause di malattia.

MONITORAGGIO CLINICO E STRUMENTALE

  • A partire dai 50 anni si consiglia, almeno una volta all’anno, di rivolgersi al proprio medico di famiglia per valutare la presenza di fattori di rischio vascolari con indagini che prevedano il controllo della pressione arteriosa, gli esami del sangue (colesterolo, trigliceridi, glicemia) e l’elettrocardiogramma.
  • A partire dai 60 anni, in presenza di fattori di rischio, è indicato un controllo per verificare lo stato di salute delle carotidi, dell’aorta,  delle arterie e delle vene degli arti inferiori con una visita specialistica dal chirurgo vascolare associata ad un esame Eco-color-Doppler.
  • I pazienti con malattia vascolare già diagnosticata, se considerati non ancora pronti per l’intervento chirurgico, devono seguire un programma di controlli a cadenza variabile che prevede visite specialistiche ed esami strumentali (Ecocolor-Doppler, angio-TC o angio-RM).
  • I pazienti già sottoposti ad intervento chirurgico, vanno seguiti nel tempo mediante controlli, semestrali o annuali, per valutare il buon esito dell’intervento e monitorare l’eventuale comparsa di malattie concomitanti.