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Trattamento del Piede piatto

Una prestazione specialistica svolta presso il Centro Abax

Esistono più tipologie di intervento chirurgico per il trattamento del piede piatto. A seconda dei casi, generalmente, si può intervenire chirurgicamente tramite endortesi o osteotomia del calcagno. Scopo della chirurgia è quello di riallineare il calcagno, l’osso su cui poggia il corpo, correggendone la deviazione.

Quando ci si sottopone a trattamento del piede piatto?

La correzione apportata dalla chirurgia del piede piatto è immediata. In quanto tale, vi si fa ricorso qualora la problematica persista nel paziente che ha superato l’età puberale, o, comunque, in quei pazienti in cui, superati gli 8 anni d’età, il trattamento conservativo abbia perso d’efficacia.

Preparazione al trattamento del piede piatto

Una visita ortopedica si rende necessaria per il paziente che deve sottoporsi ad intervento chirurgico per il piede piatto: solo in tale ambito, infatti, lo specialista in Ortopedia può realizzare un’analisi accurata delle caratteristiche della deformità da trattare, accertando la presenza di eventuali disturbi ulteriori, e indirizzando il paziente verso la terapia che più gli si addice. L’ortopedista presta particolare attenzione alla valutazione della flessibilità e mobilità del piede del paziente: a tal scopo, egli può servirsi anche di particolari test funzionali, come ad esempio il Jack test, in cui si richiede un’estensione completa della prima articolazione metatarso-falangea (quella che si trova alla base dell’alluce), e il Tip-toe standing test, che prevede che il paziente si posizioni sulla punta dei piedi affinché il medico possa valutare la deformità calcaneare.

Come si svolge l’osteotomia del calcagno?

L’intervento di osteotomia del calcagno è l’intervento d’elezione per quei casi meno gravi di piede piatto dove, pur esistendo la deformità, l’articolazione risulta ancora integra. Esso può essere realizzato da solo o in associazione con altri interventi. Lo specialista pratica una piccola incisione sulla parte laterale del calcagno, dopo di che esegue il taglio dell’osso; la parte posteriore del calcagno viene quindi spostata fino a che non risulta allineato alla tibia. L’osso viene quindi fissato con fili o viti.

Dopo l’osteotomia del calcagno

I tempi di recupero della piena funzionalità del piede operato in seguito all’intervento di osteotomia del calcagno equivalgono a circa un paio di mesi.

Come si svolge l’endortesi?

Nell’endortesi, il chirurgo pratica inizialmente una piccola incisione al livello del tarso e prepara l’alloggio, in seno ad esso, di una particolare vite di dimensioni ridottissime – pochi millimetri – denominata, per l’appunto, endortesi; contestualmente, il chirurgo procede alla correzione del calcagno. La vite viene quindi inserita: è tale vite a correggere definitivamente la deformità, dapprima in via meccanica, ma, nel corso degli anni, per via propriocettiva, ossia stimolando i recettori presenti nei tessuti circostanti a mantenere arcuata la volta del piede. Nel suo complesso, l’intervento di endortesi dura mediamente una ventina di minuti e, generalmente, viene svolto in anestesia locale (anche se, nei bambini, per una migliore gestione del paziente, può essere preferita quella generale).

Dopo l’endortesi

Nei primi due giorni dopo l’intervento il paziente è chiamato a riposare a letto e ad assumere antibiotici e antidolorifici. La medicazione del piede consiste in una fasciatura imbottita, che viene rimossa dopo una decina di giorni. Dopo alcuni giorni, prestando una certa cautela, il paziente può cominciare a camminare, appoggiando il piede sul bordo esterno, ma per un recupero della piena funzionalità del piede deve attendere un mesetto. Solitamente le viti possono essere rimosse a tre anni dall’intervento.

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